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Si Finge Morto per Scappare con l'Amante: La Libertà Dura 89 Giorni, la Condanna Anche.

  • Immagine del redattore: Ana D.G
    Ana D.G
  • 29 ago
  • Tempo di lettura: 2 min
Si Finge Morto per Scappare con l'Amante
Si Finge Morto per Scappare con l'Amante

Ho letto una storia che ha dell'incredibile e sento il bisogno di raccontarvela, perché supera davvero ogni fantasia. Il protagonista si chiama Ryan Borgwardt, un uomo di 45 anni del Wisconsin che, a un certo punto, ha deciso che la sua vita non gli andava più bene, quindi Si Finge Morto per Scappare con l'Amante. Sposato da 22 anni, con tre figli e una routine probabilmente consolidata, ha pensato che la soluzione migliore fosse diventare il nuovo Mattia Pascal e iniziare una seconda vita.


Il suo piano, a pensarci, era quasi cinematografico. Non si è limitato a fare le valigie e andarsene. No, ha voluto inscenare la sua morte. Ha raccontato alla moglie di voler andare in kayak sul Green Lake e non è più tornato. Le autorità hanno trovato il kayak rovesciato e il suo documento d'identità lì vicino, un tocco da maestro per rendere la sua scomparsa per annegamento il più credibile possibile.


Mentre tutti lo piangevano e le squadre di ricerca dragavano il lago, lui era già lontano. La sua vera destinazione non era il fondo del lago, ma l'Europa. In tasca aveva un passaporto richiesto appena tre mesi prima (un dettaglio non da poco) e nel cuore la promessa di una nuova vita con una donna uzbeka conosciuta sui social, che lo aspettava probabilmente in Georgia. Dal Wisconsin è andato a Toronto, in Canada, e da lì ha preso un volo per Parigi. Sembrava l'inizio di un nuovo capitolo.


Ma qui le cose, come in ogni buon film, iniziano a scricchiolare. Dopo quasi due mesi di ricerche infruttuose, gli investigatori hanno iniziato a pensare che l'ipotesi dell'incidente facesse acqua da tutte le parti, molto più del suo kayak. Nessun corpo, nessun indizio. Hanno iniziato a scavare e non ci è voluto molto per scoprire del passaporto e della sua fuga. A quel punto, non si trattava più di trovare un cadavere, ma un fuggitivo.


La sua "libertà" è durata esattamente 89 giorni. I detective lo hanno rintracciato e riportato negli Stati Uniti, dove ha dovuto affrontare la realtà che aveva cercato di abbandonare. E qui arriva il finale, quello che rende la storia quasi perfetta.


In tribunale, dove ovviamente la moglie ha chiesto il divorzio, l'accusa aveva chiesto 45 giorni di carcere. Ma il giudice, con un notevole senso del contrappasso, ha deciso di raddoppiare la pena, condannandolo a 89 giorni di prigione: esattamente un giorno per ogni giorno di fuga. Oltre a questo, dovrà pagare un risarcimento di 30.000 dollari per coprire le spese delle ricerche. In aula ha anche fatto pubblica ammenda, dicendo di essere pentito per il dolore causato, ma il suo pentimento non ha cambiato l'esito.


Insomma, una fuga pianificata nei dettagli per sfuggire a una vita che non voleva più, finita nel modo più beffardo: con una condanna che gli ricorderà, giorno per giorno, la sua breve e illusoria seconda possibilità.


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